Nuove vessazioni e privazioni, dopo gli eccidi perpetrati dagli occupanti nel settembre '44, a cui si aggiunsero le distruzioni dei bombardamenti alleati e il conseguente sfollamento delle popolazioni.
Le formazioni partigiane, già attive nell'area dall'autunno '43, col fronte vicino e con la pressione tedesca in aumento, provvidero in gran parte a “sganciarsi” verso le zone liberate,
terminando la guerra combattendo al fianco degli alleati. La liberazione definitiva di queste zone avverrà, con una risolutiva offensiva finale a partire dal 19 febbraio 1945, e si concluderà nel mese di aprile dopo durissime settimane di combattimenti.
Monte Sole (Marzabotto)
In questa zona, posta fra il Reno e il Setta, operò la brigata partigiana
“Stella Rossa”. Dopo lo sfondamento alleato della prima Linea
Gotica al Giogo, i tedeschi in ritirata si attestarono su queste colline e
alla fine di settembre '44 organizzarono una vasta operazione di
annientamento dei partigiani e delle popolazioni che fornivano loro
aiuto. Al comando del maggiore delle SS Walter Reder, l'inferno si
scatenò all'alba del 29 settembre e durò per diversi giorni. I partigiani
furono decimati e dispersi, ma ci furono anche decine di massacri di
civili, in gran parte donne, vecchi e bambini, profanazione di chiese e
case incendiate: una somma di eccidi nota come la “strage di
Marzabotto”, la cui contabilità esatta è ancora incerta (fra le 800 e le
1000 vittime complessive). Il Memoriale di Monte Sole, lungo un
percorso all'interno del parco, ricorda questi tragici fatti.
Monte Pero (Vergato)
Vetta panoramica posta a nord del capoluogo, rappresentò un
solido baluardo sulla Gotica, tenuto dalla 94a divisione tedesca fino
alla metà di aprile '45. Notevolmente fortificato, ancora oggi mostra
numerosi manufatti difensivi, come trincee, rifugi e camminamenti.
La vetta è percorsa da un sentiero panoramico segnalato,
raggiungibile sia da Liserna a est, che da Cereglio a ovest.
Monte della Spe (Castel d'Aiano)
Situato vicino al capoluogo, è più conosciuto col nome “la
Madonnina”. Fu preso dalla Decima divisione Usa all'indomani della
liberazione di Castel d'Aiano (5 marzo '45). Il monte rappresentò
l'ultima testa di ponte da cui mosse il “balzo finale” verso la valle del
Po il 14 aprile '45, destinato a spezzare definitivamente le resistenze
tedesche. Oggi vi si trovano ancora camminamenti e trincee,
collegati fra loro da un agile sentiero.
Torre Jussi (Castel d'Aiano)
Complesso storico del sec. XVII nella località di Serra Sarzana.
Nella battaglia del 14 aprile '45, la villa costituì una solida roccaforte
per i tedeschi, che vi resistettero a lungo contro gli assalti americani.
Le colline boscate che la sovrastano conservano i resti di numerose
fortificazioni tedesche, in particolare la vetta della collina più alta (a
monte di Riodomello), da cui si può godere un bel panorama sulle
zone da cui si sviluppò l'avanzata.
Montello (Montese)
Vetta panoramica posta a nord del capoluogo, rappresentò un
solido baluardo sulla Gotica, tenuto dalla 94a divisione tedesca fino
alla metà di aprile '45. Notevolmente fortificato, ancora oggi mostra
numerosi manufatti difensivi, come trincee, rifugi e camminamenti.
La vetta è percorsa da un sentiero panoramico segnalato,
raggiungibile sia da Liserna a est, che da Cereglio a ovest.
Monte Belvedere
Principale vetta dello spartiacque tra Reno e Panaro, sul confine
bolognese-modenese. Durante la guerra fu un caposaldo
importante della Linea Gotica tedesca, attaccato ripetutamente
da americani e partigiani. Fu preso il 20 febbraio 1945, quando
ebbe inizio l'offensiva finale. Sulla vetta, oggi è collocata una
croce con una lapide fra i ruderi del castello medievale. Sulle
pendici, si possono ancora scoprire buche, trincee e rifugi.
I Rubini (Zocca)
In questa località avvenne la scissione della brigata partigiana “Stella
Rossa” comandata da Mario Musolesi detto “il Lupo”, giunta qui alla fine
di giugno 1944 in fuga da un rastrellamento nel bolognese. Dopo essersi
scontrato con il Lupo, Sugano Melchiorri se ne andò con 120 partigiani e
raggiunse la zona libera di Montefiorino. Oggi questo luogo è adibito a
“fattoria didattica”, con, tra gli altri, un percorso virtuale sul tema
dell'alimentazione in tempo di guerra.
Boschi di Ciano (Zocca)
Il 15 luglio 1944, in questa località sotto al paese di
Montombraro vennero uccisi in un'imboscata due soldati
tedeschi. Due giorni dopo, i fascisti della “Compagnia della
morte” del capitano Enrico Zanarini rastrellarono 40 persone
della zona. Rinchiuse e sottoposte a tortura nel cinema di
Castelletto, 20 di esse vennero liberate e le altre impiccate il 18
luglio nella stessa località dell'agguato. I loro nomi sono sul
monumento che oggi ricorda quell'eccidio.
Pieve di Trebbio (Guiglia)
Una lapide nel parcheggio vicino al Centro visite del Parco commemora i
caduti (8 partigiani e 2 legionari) nella nota battaglia del 12 marzo 1944.
Una formazione partigiana, da poco costituita sotto il comando
dell'azionista Leonida Patrignani “Bandiera”, si era spostata fin qui in
attesa dell'arrivo dei rifornimenti di armi.
Fu attaccata da reparti della GNR e dell'esercito e ne seguì un furioso
combattimento durato ben 10 ore. A seguito della battaglia la formazione
si sciolse.
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